Violenza domestica a Monaco: un avvocato di Nizza fa condannare il marito violento

Questa volta, lei stessa si lamenta. Sul banco degli imputati Julien, il suo fidanzato d’infanzia, padre dei suoi due figli.

Ha scelto un lavoro a Monaco dove aiuta, eppure, dal 2015, si è trasformato in un aggressore, incapace di reprimere i suoi impulsi.

“Mi sono ritrovato a fuggire scalzo nella notte con i miei due piccoli per rifugiarmi presso i vicini”, testimonia l’avvocato di Nizza.

Condanna a due anni di reclusione con sospensione della pena

Il 9 novembre 2018, dopo un nuovo attacco in cui si è ritrovata con la faccia gonfia, ha sporto denuncia. Un esperto stima in dieci giorni la sua temporanea interruzione del lavoro.

Il primo schiaffo risale al 2005. L’atto costitutivo di un rapporto che ha continuato a deteriorarsi fino a quando la giustizia monegasca è intervenuta con la nomina di un gip.

Il processo correzionale si è appena svolto nel Principato. L’accusa aveva chiesto tre anni di reclusione, di cui un anno.

Julien è appena stato condannato a due anni di reclusione con sospensione della pena. Dovrà risarcire i danni alla sua ex moglie ma anche ai suoi due figli che troppo spesso hanno assistito ai suoi scoppi di rabbia incontrollati.

Spaventati, hanno dormito per mesi nella stessa stanza per rassicurarsi e hanno bloccato la loro porta per evitare che il padre li attaccasse.

L’Associazione monegasca per l’aiuto alle vittime di reati, anch’essa parte civile, ha ottenuto l’euro simbolico che rivendicava.

“La vergogna deve cambiare lato”

Per Caroline Gatto, questa sentenza finale (il suo ex marito non ha fatto appello) è la fine di un calvario, un enorme sollievo.

Non doveva a volte d’estate vestirsi a maniche lunghe per nascondere i lividi sulle braccia, per nascondere a chi le stava vicino la sua vita quotidiana di donna truffata e picchiata?

Il suo avvocato, il sig.e Sandrine Reboul, si dice “orgoglioso di aver accompagnato il mio collega e amico in un viaggio lungo e difficile”. Caroline apre la strada agli altri raccontando la sua storia faccia a faccia.

Delle 213.000 donne vittime di violenza nella loro coppia individuate dall’Osservatorio nazionale, molte hanno un lavoro, una vita sociale, senza lasciare nulla da mostrare.

“Per ogni donna che osa dire basta, la libertà è alla fine del processo legale, per quanto doloroso possa essere. La vergogna può e deve cambiare schieramento”martelli me Ribolle.

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