Verso un processo per due avvocati sospettati di aver difeso un trafficante di droga con prove false

Verso un raro processo per tenori della sbarra? La Procura di Parigi ha chiesto il rinvio a un tribunale di due avvocati sospettati di aver prodotto falsi davanti a una corte d’assise a fine 2018 per scagionare, invano, un grande narcotrafficante europeo. Il caso è iniziato con il processo alle Assise nel dicembre 2018 a Parigi di Robert Dawes, accusato di aver importato 1,3 tonnellate di cocaina nel 2013 a bordo di un volo Air France che collegava Caracas a Parigi, un sequestro per un importo allora stimato in 50 milioni di euro . Verrà condannato a ventidue anni di reclusione.

Documenti inediti… ma falsi

All’apertura del procedimento i suoi legali avevano prodotto diversi documenti presumibilmente inediti e risultanti da un procedimento giudiziario spagnolo, secondo i quali un’intercettazione telefonica capitale del fascicolo d’accusa era illegale. “Perché non è in archivio?” “, aveva tuonato in udienza Me Joseph Cohen-Sabban, avvocato degli imputati. Con i suoi colleghi Xavier Nogueras e Hugues Vigier, l’avvocato aveva accelerato la procedura e chiesto l’archiviazione del processo nonché ulteriori informazioni per registrare l’autenticità dei documenti.

Ma l’oro presentato in udienza per scagionare il loro cliente si è presto trasformato in piombo: in pochi giorni il tribunale ha respinto questi documenti e li ha qualificati come “falsi”. Le informazioni giudiziarie saranno aperte a marzo 2019 su questa parte del caso. Per l’accusa fu Robert Dawes che, dalla sua cella, “determinò la strategia (…) volta a produrre atti processuali falsificati” con l’aiuto del suo uomo di fiducia, un certo Evan H., per il quale lei chiese anche un processo.

Rischiano cinque anni di carcere

Oggi la procura di Parigi attribuisce ai due avvocati, che rischiano cinque anni di reclusione, un ruolo «al di là della casualità o della cecità: il desiderio di non vedere» il tentativo di truffa. Sospetta in particolare Me Nogueras di aver trasmesso nel 2017 a Evan H. documenti del procedimento spagnolo poi falsificati e restituiti all’avvocato tanto che li ha usati con Me Cohen-Sabban alle assise per cercare di scagionare Robert Dawes.

Nel corso del processo, quando sono sorti dubbi sull’autenticità di tali atti, gli avvocati “hanno ripetutamente fornito al tribunale informazioni inesatte o incomplete volte a fuorviarlo al fine di preservare la credibilità degli atti di cui non erano a conoscenza di essere oggetto di sospetto”, ha accusato l’accusa. Il pubblico ministero ha quindi chiesto, l’8 dicembre, che i signori Joseph Cohen-Sabban e Xavier Nogueras fossero processati per “complicità in un tentativo di frode nella sentenza”.

“Quando ho visto che c’era un problema, ho buttato via quello che mi era stato chiesto di produrre”

Dopo quasi tre anni di indagini, il gip Aude Buresi deve ora decidere se ordinare o meno un processo per i due avvocati, che l’accusa accusa di aver avuto “la consapevolezza di aver partecipato a un’impresa fraudolenta volta a scagionare il loro cliente, Robert Dawe. L’accusa ha anche chiesto un processo per questo trafficante di droga britannico di 49 anni, in particolare per “tentata frode in giudizio”.

“Non condividiamo l’analisi dell’accusa. In nessun caso Me Nogueras ha partecipato ai fatti di complicità nel tentativo di frode nella sentenza e non ha violato alcuna regola etica”, secondo i suoi consiglieri Matthieu Chirez e Hervé Temime. “Dopo quarantaquattro anni di pratica professionale senza ombra, non avrei messo a repentaglio la mia sicurezza personale e legale nel bel mezzo di un caso di questa portata. Quando ho visto che c’era un problema, ho buttato via ciò che mi era stato chiesto di produrre”, ha difeso Me Cohen-Sabban.

Dai magistrati alla polizia narcotici, l’edificio trema

Questo caso arriva ad offuscare i già tumultuosi rapporti tra avvocati e magistrati. Vincent Nioré, ex procuratore per le perquisizioni, divenuto poi vice-avvocato, è stato accusato dall’ex procuratore generale di Parigi Catherine Champrenault di aver insultato magistrati, tra cui il giudice istruttore Aude Buresi, durante una burrascosa perquisizione. Difeso in blocco dai suoi colleghi, Me Nioré è stato infine destituito dal Consiglio dell’Ordine.

Decisamente condannato dopo il rigetto del suo ricorso in cassazione lo scorso maggio, Robert Dawes ha poi tentato di far saltare in aria il procedimento all’origine del procedimento: ha ottenuto la nomina a luglio di un giudice di Nanterre per indagare sui sospetti di false notizie durante il sequestro di cocaina nel settembre 2013 all’aeroporto di Roissy Charles-de-Gaulle. Nel suo mirino, l’ex boss della “narcotici” François Thierry, le cui controverse tecniche investigative, in particolare la sua gestione degli “indicatori”, gli sono valse diverse incriminazioni.

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