VERO O FALSO. La priorità nazionale esiste già nella funzione pubblica e tra gli avvocati, come sostiene la RN?

l’essenziale
Giovedì mattina il portavoce del raduno nazionale ha detto alla Francia inter che la priorità nazionale era già “applicata nel servizio pubblico e tra gli avvocati”. Ma è vero? Il Midi Invio ti risponde.

Marine Le Pen, arrivata al secondo turno delle elezioni presidenziali domenica 10 aprile, sostiene nel suo programma “la priorità nazionale dell’accesso all’edilizia sociale e all’occupazione”. Interrogato sull’argomento Francia inter questo giovedì 14 aprile, Franck Allisio, portavoce del Raduno nazionale, ha affermato che la priorità nazionale “non è contraria allo stato di diritto”.

“Se un datore di lavoro preferisce specificare che vuole assumere un francese piuttosto che uno straniero, sarà possibile. Monaco e Svizzera hanno priorità nazionale, è nella loro Costituzione. Questo però non le rende dittature”, si è difeso, precisando che era, in Francia, “applicato nel servizio pubblico, tra i dipendenti pubblici e tra gli avvocati”.

Nel diritto francese esistono infatti forme di “priorità nazionale”. Per essere un funzionario pubblico in una delle tre funzioni pubbliche (statale, territoriale e ospedaliera), devi essere francese o europeo. D’altra parte, i cosiddetti lavori di sovranità, cioè i lavori che rientrano in un settore sovrano (giustizia, interni, bilancio, difesa, affari esteri, ecc.) e determinati secondo la natura delle funzioni e responsabilità esercitate, sono accessibili solo a Persone francesi.

“Alcuni lavori sono tuttavia accessibili tramite concorso a qualsiasi candidato senza condizione di nazionalità. Questi includono i lavori di professore e docente universitario, nonché di dottore in strutture ospedaliere”, indica il sito service-public.fr.

Dal canto suo, anche l’accesso alla professione di avvocato è possibile solo a determinate condizioni, in particolare della nazionalità. Quest’ultimo deve essere di nazionalità francese, oppure cittadino di uno Stato membro dell’Unione Europea, oppure cittadino di uno Stato membro dello Spazio Economico Europeo, oppure cittadino di uno Stato o di un’unità territoriale che concede ai francesi la capacità di esercitare alle stesse condizioni l’attività professionale che l’interessato stesso si propone di esercitare in Francia, ovvero avere lo status di rifugiato o di apolide.

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Un avvocato iscritto ad un avvocato in uno stato non appartenente all’Unione Europea può, invece, iscriversi ad un avvocato francese previo superamento di un esame per verificare la conoscenza del diritto francese, indica la sede del Conseil national des barreaux .

In totale, secondo l’Osservatorio delle disuguaglianze, in Francia restano inaccessibili agli stranieri non europei 5,4 milioni di posti di lavoro, ovvero più di un lavoro su cinque. Per la maggior parte (4,3 milioni) si tratta di posizioni di servizio pubblico, ma oltre un milione di posti di lavoro nel settore privato, spesso nelle libere professioni, sono anche di difficile accesso per gli stranieri.

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