uno degli avvocati dietro il ricorso ai tribunali saluta “una buona decisione”

Giovedì 13 gennaio, in serata, giovedì 13 gennaio a Parigi è stato sospeso dal tribunale amministrativo della capitale l’uso della mascherina obbligatoria all’aperto. Lo ritiene l’avvocato Jean-Baptiste Soufron, che aveva proposto ricorso avverso il provvedimento “una buona decisione, dobbiamo salutarla”.

Indossando una maschera fuori a Parigi ovunque e tutto il tempo, “è una misura inefficace, troppo ampia e imbarazzante per tutti, lesiva delle libertà di tutti, quando sappiamo benissimo che è inefficace”Lui continuò. “Non possiamo fare una comunicazione politica del genere sulle spalle delle persone”denunciato Jean-Baptiste Soufron.

Insieme a franceinfo, la questura di Parigi non vuole reagire in questa fase.

franceinfo: In nome di chi ha denunciato questo decreto prefettizio davanti al tribunale amministrativo di Parigi?

Jean-Baptiste Soufron: Era una richiesta fatta da me e da tre professori di diritto (Paul Cassia, Laura Vitale e Samuel François). Era del tutto evidente che questo obbligo del tutto generale di indossare una maschera in tutta Parigi, anche nei momenti in cui le strade sono vuote e in quelli in cui non c’è nessuno, era manifestamente sproporzionato e non poteva essere interpretato in quel modo. Avevamo già presentato un primo ricorso qualche decina di giorni fa, che era stato respinto perché non sembrava esserci urgenza. E abbiamo fatto questo secondo appello, forse argomentato in modo leggermente diverso, più preciso. Il problema principale è che quando si prende una misura che limita la libertà, quando si impone qualcosa a tutti, in generale, è importante che la misura adottata sia necessaria sia […] e rigorosamente proporzionato.

Non è il caso qui?

Tutti concordano sul fatto che il virus non si diffonde necessariamente nelle strade vuote o quando le persone sono abbastanza distanti. Ci sono posti vuoti, dove le persone sono tranquille. Possiamo vedere chiaramente che ci sono momenti in cui vogliamo forzare l’uso di una maschera all’aperto, ad esempio in determinati raduni o all’uscita dei negozi. Ma in quel momento, devi prendere di mira questi luoghi con precisione, in modo che le persone sappiano quando indossare o meno la maschera. Il fatto di decidere che fosse indossato tutto il tempo per tutti non era accettabile dal punto di vista dello stato di diritto.

Perché pensi di aver vinto la tua causa?

Ci sono state diverse serie di azioni legali che sono state intraprese contro questo decreto. Il Consiglio di Stato questa settimana è arrivato ricordando questo obbligo, che misure di questo tipo sono strettamente proporzionate e che sono necessarie. Non possiamo intraprendere alcuna azione solo per dare l’impressione che stiamo per agire. È una misura di fatto inefficace, troppo ampia e scomoda per tutti, lesiva delle libertà di tutti, quando sappiamo benissimo che è inefficace. […] Non si può fare una comunicazione politica del genere sulle spalle delle persone, soprattutto in tempi di Covid-19. C’è uno stato di diritto da rispettare. La legge garantisce, appunto, che prestiamo attenzione alle diverse fasi che consentono di controllare i provvedimenti presi dall’amministrazione e dal governo.

Pensa che la prefettura emetterà un nuovo ordine?

Quando si sono presentati [au tribunal administratif]dovevamo spiegarci, dire perché volevamo che questo decreto venisse annullato, non è automatico. Al momento di questo dibattito, la prefettura aveva in mente zone e orari. Ma hanno detto: “da mezzanotte a mezzanotte è già un programmaE poi, quando si sono accorti che il testo sulla fine dello stato di emergenza non bastava, hanno voluto applicare un testo che risale a Napoleone. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una certa impreparazione, con non necessariamente serietà risposte della prefettura, dell’amministrazione e del governo, oppure questo obbligo di indossare la mascherina era un pretesto per fare un po’ di agitazione, per dimostrare la loro presenza […] O, anzi, è inutile, e forse non era la misura da prendere. Penso che su questo argomento, ora, dobbiamo smettere di perdere tempo.

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