Un decreto prefettizio che autorizza l’uccisione di 850 volpi annullato dal tribunale

La volpe, animale discreto, ma che occupa i giudici. Utile per alcuni, da eliminare per altri, è diventato il simbolo della lotta tra i difensori della condizione animale e i cacciatori. E il prefetto della Senna Marittima si ritrova al centro della battaglia.

Classificata come specie nociva da un decreto del 2012, può essere cacciata, ma il tribunale amministrativo di Rouen ha deciso diversamente. Sequestrato due anni fa da tre associazioni animaliste, ha appena annullato (di recente) un’ordinanza del prefetto che aveva autorizzato la macellazione di 850 goupil nel 2020. Per autorizzare le operazioni di sterminio delle volpi, il prefetto si è basato «sull’importanza e sul dinamica delle popolazioni di volpi nel dipartimento”, ha ricordato nella sua sentenza il tribunale, che contesta il metodo di calcolo utilizzato.

Lo Stato deve anche “pagare 1.300 euro alle associazioni”

Il rappresentante dello Stato ha inoltre evidenziato “la predazione di questa specie sulla piccola selvaggina, in particolare la pernice grigia” nonché “il rischio di diffondere malattie trasmissibili all’uomo e veicolate dalla volpe”, e “la necessità di proteggere gli allevamenti di pollame”. Argomenti che non volavano.

Annullato il decreto, lo Stato ora deve “pagare 1.300 euro alle associazioni”, precisa Parigi Normandia. La Fondazione 30 milioni di amici, ritenendo che “la sensibilità e il ruolo ecologico” di questo animale siano ben consolidati, ribadisce la richiesta di escluderlo dalla lista dei “parassiti”. Nel settembre 2020 il tribunale amministrativo di Rouen aveva già sospeso un’ordinanza del prefetto della Senna Marittima che autorizzava l’uccisione di 1.430 volpi.

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