Picchiato a morte a Mauriac (Cantal): necessari 25 e 12 anni di reclusione penale, tensioni tra i due difensori

Un brivido percorre l’aula. Kevin Guilhem fissa Maryline Cordier, la sua ex amante, abbassa la testa, guarda i suoi cari, piange, abbassa di nuovo la testa. Nei suoi confronti sono stati appena richiesti 25 anni di reclusione penale, l’avvocato generale ritiene di aver sferrato colpi che hanno portato alla morte di Rémi Prestavoine, il 4 settembre 2019, senza aver voluto ucciderlo. Per Maryline Cordier sono richiesti 12 anni di reclusione penale. Per entrambi è richiesta la pena detentiva della metà.

Picchiati a morte a Mauriac: gli ex amanti si fanno a pezzi al bar della Corte d’assise del Cantal

In merito ai fatti, l’avvocato generale fa un passo da parte: riprende gli elementi oggettivi e in particolare le immagini di Santa Maria, che mettono in scena gli imputati pochi minuti prima della scoperta della vittima, distesa sulle scale che portano al il suo appartamento. Sulle versioni dei due imputati, responsabili l’uno dell’altro sin dalla prima volta in custodia di polizia, ha respinto di colpo: “Evolvono ogni volta che gli vengono presentate prove. , crede. Ma anche prendendo le loro versioni, dove minimizzano la loro responsabilità, la colpa è acquisita. »

Violenza riconosciuta

Kevin Guilhem lo ha riconosciuto, al bar: ha portato “quattro, cinque pugni”, sentendosi minacciato dall’ex del suo amante, descritto come ubriaco al punto da dormire tutto il pomeriggio. Maryline Cordier ha anche ammesso di aver sparato per le caviglie a Rémi Prestavoine sulle scale. Entrambi riconoscono la violenza, e per Paolo Giambiasi questa violenza ha portato, insieme al livello alcolico, alla morte del giovane di 27 anni – in difesa, Mes Chautard e Machado ovviamente non la vedono così.

Picchiato a morte a Mauriac (Cantal): l’ascesa al potere degli imputati fino ai colpi mortali

Il dolore rimane. Pesante per Kevin Guilhem, un recidivo nella violenza, descritto come ignorare gli altri, fuggire o colpire a seconda del contesto. Psichiatra e psicologi sono severi con lui, non vedono l’accusato evolversi favorevolmente, se non avendo un entourage molto solido. Stando ai fatti, è stato condannato durante la custodia cautelare per violenza armata, in carcere. E la domanda:

“Ricomincerà. Chi prenderà la lama di Kevin Guilhem la prossima volta che si incazzerà? […] Non ti sto dicendo di metterlo in prigione e buttare via la chiave, devi sempre crederci, c’è una luce. Ma ci sono anche elementi oggettivi. »

Maryline Cordier è meno radicata nella violenza, ma scivola sul periodo dei fatti, nell’estate del 2019, “la speranza, per lei, è maggiore”. Si rammarica che abbia parlato troppo poco della vittima. “Ha paura oggi, ma ha paura della reclusione criminale. Non è Rémi Prestavoine a farla piangere. »

Gli accusati… si accusano a vicenda

In difesa, Mes Chautard e Machado riprendono le versioni dei loro clienti, in gran parte contrarie, che hanno due punti in comune: collocano gli imputati sulla scena del crimine tra le 19:09 e le 19:14, quando vengono filmati insieme dalla telecamera della Santa Maria, e incolpano l’altro imputato dei colpi mortali.

Per Me Machado, il suo cliente avrebbe agito “per legittima difesa”, “paralizzato” davanti alla violenza del suo amante, che avrebbe colpito a terra Rémi Prestavoine. Le assicura: sarebbero stati i suoi colpi ad uccidere il giovane. Il fatto che diversi testimoni riferiscano che Kevin Guilhem si sia vantato di aver “scoppiato” il giovane viene respinto, “questi sono pettegolezzi…”

Picchiato a morte a Mauriac: le scarpe dell’imputato al centro dell’udienza

Me Chautard, sostiene la versione di Maryline Cordier, riprende anche l’intero fascicolo e trova un buco nel palinsesto del pomeriggio di Kévin Guilhem, un momento, tra le 17:45 e le 18:50, dove dice di essere con la sua fidanzata ufficiale, nel suo trailer.

Incidente all’udienza

Ha solo bisogno di questo buco, dove l’imputato ha un fragile alibi, per piazzarlo sulla scena del crimine prima delle 19:09: Kevin Guilhem avrebbe colpito Rémi Prestavoine da solo, Maryline Cordier sarebbe tornata con lui poi, alle 19:09. il danno, tirandolo per le caviglie con rabbia. Violenza sì, ma «il pm non porta la prova che la discesa del corpo da un approdo abbia portato alla morte di Rémi Prestavoine», stima citando l’autopsia.

È questo famoso buco nell’ordine del giorno del pomeriggio che provocherà un incidente al termine dell’udienza, intorno alle 21:00: supplicando il signor Chautard, il signor Machado ha chiuso molto rapidamente questa ipotesi, le audizioni dei testimoni essendo, in questo caso, uno più vago dell’altro… “Bugiardo”, fece notare Me Chautard, cercando di prendere la parola dopo il suo avversario, ma venendo prontamente respinto dal presidente della corte d’assise, ansioso di rispettare la procedura. I giurati se ne andarono così in deliberazione, gli avvocati continuarono ad apostrofare davanti ai loro clienti. Il verdetto è atteso durante la notte.

Pierre Chambaud

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