“Per il riconoscimento legale del femminicidio”

20:10, 2 aprile 2022

Ecco il forum di Antoine Vey, avvocato dei bar di Parigi e Ginevra: A prima vista, l’idea di riconoscere un nuovo reato che sarebbe in fondo solo la femminilizzazione della parola “omicidio” sembra assurda, e per di più è contraria al principio secondo cui il genere umano essendo indivisibile, la legge lo fa non opera nessuna distinzione a seconda che la vittima di un omicidio sia un uomo o una donna. Il fenomeno sociologico è comunque innegabile. Nel 2020, 102 donne sono morte in un contesto di violenza all’interno della coppia, il che non manca di alimentare un discorso politico che ora brandisce questo termine come la bandiera della sua presunta lotta alla violenza sulle donne. Sul piano giuridico stretto, tuttavia, il diritto penale francese, come tutta la legislazione europea, non riconosce il reato di “femminicidio”.

Un certo numero di esperienze legali mi ha portato a superare gradualmente i miei sentimenti iniziali. D’ora in poi, il riconoscimento giuridico di tale nozione mi sembra non solo giustificato, ma necessario.

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Primo, contrariamente a quanto ho creduto a lungo, il “femminicidio” non è la controparte femminile dell’omicidio. Si differenzia dall’omicidio “classico” per almeno due criteri. Il primo, ovvio, è che viene commesso da un uomo su una donna. La seconda, più essenziale, è che interviene in un contesto specifico: una relazione in cui la vittima si trova, a causa di circostanze particolari, in uno stato di debolezza rispetto all’autore del reato. Questo non è il caso di tutti gli omicidi, ma è spesso il caso degli omicidi commessi in un contesto coniugale.

La questione posta a giudici e giurati sarebbe quella di sapere se, al momento dell’omicidio, la vittima fosse nei confronti dell’autore in un particolare stato di dipendenza

Questa specificità viene spesso evidenziata dinanzi alle corti d’assise. Può essere caratterizzato ad esempio dall’esistenza di violenza, fisica o verbale, antecedente all’omicidio, dal legame materno con i figli che risiedono sotto lo stesso tetto dell’autore del reato, o dalla dipendenza economica… Questo stato di debolezza può essere oggettivato, indebolisce la vittima e rende il crimine sia più facile che più grave.

Il riconoscimento giuridico del “femminicidio” potrebbe passare attraverso l’aggiunta di un criterio aggiuntivo all’omicidio, così come la premeditazione permette di qualificare l’assassinio. La questione posta a giudici e giurati sarebbe se, al momento dell’omicidio, la vittima si trovasse in un particolare stato di dipendenza dall’autore del reato risultante da criteri che sarebbero fissati dalla legge e chiariti dalla giurisprudenza. In assenza di tale caratterizzazione, la situazione sarebbe repressa sotto la qualifica di omicidio, anche se la vittima è una donna. Ma l’esistenza di questa incriminazione indipendente offrirebbe un’ulteriore opzione legale per consentire ai giudici di qualificare meglio e, se necessario, sanzionare meglio la situazione di fatto che devono affrontare.

Riconoscendo questo reato autonomo, la legge ne garantirebbe più efficacemente la funzione profilattica.

Così definito, il “femminicidio” renderebbe inoperanti, nella maggior parte dei casi, le due aggravanti attualmente previste dal codice penale, quella dell'”omicidio del coniuge” e quella dell'”omicidio commesso in base al sesso”, il che renderebbe di fatto rientrare nel nuovo reato. In fondo l’autore non uccide perché la sua vittima è una donna, e non più perché è sua moglie, uccide per un contesto particolare e per il legame patologico che lo unisce alla sua vittima, come considererebbe il nuovo criterio giuridico.

Riconoscendo questo reato autonomo, la legge ne garantirebbe più efficacemente la funzione profilattica. Direbbe semplicemente che il fatto che un uomo uccida una donna, posta nei suoi confronti in una posizione di debolezza, è più grave di un omicidio commesso al di fuori di questa circostanza. E in fondo, le resistenze in linea di principio che si possono opporre sembrano sussidiarie all’impatto che questa innovazione avrebbe sia sul piano simbolico che sul piano giudiziario.

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