per giustizia non è un atto di crudeltà rinchiudere il cane Bob in una cantina senza luce per nove anni, da quando è stato sfamato

Bob il caso Yorkshire, il seguito. La Corte d’Appello di Reims (Marna), nella sua delibera del 25 marzo, ha impiegato quasi due settimane per renderlo pubblico. Da questo, svelato questo mercoledì 6 aprile, si riconosce che questo cane rinchiuso per nove anni in una cantina buia e riempito dei suoi escrementi… ha subito “solo” maltrattamenti, e nessun atto di crudeltà (un’offesa punito più severamente).

Bob è morto come se non fosse vissuto. Vale a dire coccolati e amati da un’amante che lo amava e si prendeva cura di lui. Questo non è stato il caso per la maggior parte della sua vita. Ma anche andato nel paradiso dei cani, a causa della sua salute fragile ereditata dai maltrattamenti, continuiamo a difenderlo in tribunale.

Uno sguardo indietro a questa lunga vicenda, che non finisce mai, e che è durata anche troppo per la Lega nell’interesse della società e degli animali (Lisa). Rex è stato ritrovato nel 2017 a seguito di una segnalazione a Villers-Semeuse (Ardenne). Con chili di capelli attaccati al suo corpo (vale la pena rinominare Bob) dai suoi nove anni in un seminterrato buio e puzzolente pieno dei suoi stessi escrementi.

Inizia una (lunga) maratona giudiziaria, inframmezzata da molteplici rinvii e da una pandemia covid. A fine 2019, passaggio al tribunale di Charleville-Mézières (Ardenne, vedi mappa sotto) per quella che è considerata una sanzione: maltrattamento di un animale ai sensi dell’articolo R654-1 del codice penale, che prevede una sanzione di fino a 750 euro (quarta classe).

A inizio 2020 la sentenza del tribunale condanna la padrona al pagamento di una multa di 550 euro. Ma per la Lisa, devi andare oltre. La giustizia dovrebbe riconoscere a Bob atti di crudeltà (articolo L521-1 cp): reato punibile con una multa di 45.000 euro e tre anni di reclusione. E che il proprietario non potrà mai più possedere un animale. La causa va quindi appellata (anche su richiesta della signora che ritiene di non poter essere condannata a causa del termine di prescrizione (un anno per le sanzioni)).

Ci vorranno ancora due anni prima che la Corte d’Appello emetta la sua sentenza. L’udienza si svolge venerdì 25 febbraio 2022 e la deliberazione è consegnata venerdì 25 marzo. L’abbiamo saputo solo mercoledì 6 aprile… ed è una doccia fredda per Lisa.

Il documento consultato da France 3 Champagne-Ardenne spiega che il proprietario non aveva intenzione (elemento mentale) di sottoporre il suo animale ad un atto di crudeltà, e che veniva nutrito e abbeverato (anche se viveva in un luogo deplorevole e non poteva andare fuori). Si tratta dunque, per la Corte d’Appello, di maltrattamento (che può avvenire per disattenzione). Non ci sarà quindi alcuna sanzione più severa.

E poiché si tratta di una multa, sembra che l’azione pubblica abbia impiegato troppo tempo (un mese in più). Di conseguenza, il tribunale di polizia di Charleville non ha potuto dichiarare il proprietario colpevole di questo maltrattamento. Inoltre, non vi è alcun divieto di possedere un animale.

Sabrina, la presidente di Lisa (che salva anche i gattini maltrattati), non riesce a crederci. “Il nostro avvocato ci ha detto che era folle avere un risultato del genere. Ci è stato detto che questo cane doveva mangiare e bere. Ma nove anni in una cantina piena di escrementi, ecco cosa. Era così disordinata che non vedo come avrebbe potuto uscirne [contrairement à ce qui était avancé par la propriétaire; ndlr].

Secondo Sabrina, “Altri tribunali hanno tuttavia riconosciuto che si tratta di crudeltà. Giurisprudenza, ce n’è un po’.” Da lì al ricorso in cassazione, un procedimento ancora più lungo e costosissimo? L’associazione rifletterà sul seguito che intende dare a questo caso, in particolare ha voluto che la signora non fosse più in grado di possedere legalmente un animale. “Non capiamo questa decisione: anche se è un atto di maltrattamento [contravention qui n’entraîne pas forcément de déchéance du droit de posséder un animal; ndlr]perché non c’è un divieto permanente? È già stato visto”.

Sottolinea di sfuggita che la titolare ha più volte giustificato questa situazione con le sue scarse risorse finanziarie. Un argomento inammissibile. “Ha detto che dovevamo pagare una quota per abbandonare il cane. Ma non è mai venuta a trovarci… La metà delle persone non ci paga, preferiamo comunque riprenderci il cane. Ma ehi…” Quindi il caso Bob potrebbe non essere finito.

Leave a Comment