l’avvocato generale chiede la perpetuità

In un’aula piena, come accade da diversi giorni, lunedì l’avvocato generale ha pronunciato la sua incriminazione per due ore presso la Corte d’assise di Besançon. Etienne Manteaux ha chiesto la pena massima contro Nicolas Zepeda : ergastolo, accompagnato da un bando permanente dal territorio francese.

Il 31enne cileno, processato dal 29 marzo per l’assassinio di Narumi Kurosaki, la sua ex fidanzata giapponese, il 5 dicembre 2016, non ha sussultato alla dichiarazione delle requisizioni. Suo padre, seduto in prima fila tra il pubblico, annuì. La sentenza sarà pronunciata martedì.

Per convincere i giurati a condannare Nicolas Zepedamentre il giovane ferocemente nega fin dall’inizio, un primo ostacolo va superato: l’assenza di un corpo. Perché “senza la certezza che Narumi sia morto, Nicolas Zepeda va assolto”. Etienne Manteaux ha quindi raccolto gli argomenti secondo i quali “tutto porta al coinvolgimento” di Nicolas Zepeda in questa scomparsa.

Dodici argomenti per convincere della colpevolezza di Zepeda

La lista degli avvocati dodici argomenti in anticipo. Nessuno vede Narumi dal 5 dicembre 2016. Le sue amiche non sono rimaste inattive, l’hanno cercata invano. La sua scomparsa non può essere spiegata con una tentazione suicida: chi l’ha affiancata all’università, al contrario, ha elogiato la sua gioia di vivere e il suo dinamismo. I progetti che ha avuto a Besançon e con il suo nuovo fidanzato dimostrano, secondo l’avvocato generale, che non aveva motivo di scomparire volontariamente, soprattutto perché non aveva i mezzi o le reti per iniziare una nuova vita.

Abbiamo trovato nella sua stanza il suo cappotto, più di 500 euro e la sua carta di credito, invece se ne sarebbe andata con una coperta, un lenzuolo con angoli? La rimozione della sua carta SIM e del suo telefono è intrigante. Allo stesso modo, i messaggi ricevuti dai suoi parenti dopo la sua scomparsa non gli corrispondono. Incoerente anche, secondo l’avvocato generale, l’intenzione manifestata in questi messaggi di recarsi al consolato di Lione, mentre dipende da quello di Strasburgo.

Narumi non compare nell’elenco dei passeggeri che hanno viaggiato con Nicolas Zepeda a Barcellona e in Cile. Infine, ci sono le urla sentite la notte del 5 dicembre nel dormitorio dove risiedeva Narumi.

“Se non poteva riconquistarla, allora aveva un piano B: eliminarla”

Durante questa accusa, Nicolas Zepeda ascolta e guarda l’avvocato generale, elmetto di traduzione sulle orecchie, mascherina chirurgica sul naso, in camicia e cravatta. La madre di Narumi tiene in braccio un piccolo mazzo di rose.

La convinzione che l’avvocato generale vuole condividere con la giuria? Nicolas Zepeda ha soffocato Narumi, nel suo volontà di controllare della giovane donna. Se non poteva riconquistarla, allora aveva un piano B: eliminarla.

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Secondo Etienne Manteaux, ha premeditato il suo crimineeffettuò lo scouting a sud di Dole, nel Giura, dal 1° dicembre, zona dove tornò il 6 dicembre, anche in notturna. Ha comprato una lattina di prodotto infiammabile e fiammiferi. Zepeda ha girato intorno alla residenza Crous nei giorni e nelle notti precedenti il ​​5 dicembre, come evidenziato dalla videosorveglianza. Dopo l’omicidio, si sarebbe sbarazzato del corpo gettandolo nel Doubs. Tornato in Cile, “era sicuro della sua impunità”.

A seguito dell’avvocato generale, Me Laffont, l’avvocato di Nicolas Zepeda, ha esposto un argomento delicato e fermo. Venerdì, ha spiegato quanto fosse “distrutta” da questo processo. Questo lunedì, inizia il suo discorso ricordando “la straziante testimonianza della madre e della sorella di Narumi” chi non “non partire”.

Non credo nella premeditazione – Io Laffont, l’avvocato di Nicolas Zepeda

“Essere avvocato significa sollecitare, cercare il minimo dubbio” continua Io Laffont. Non cerca di assolvere il suo cliente: “So che ha mentito. Ma mentire non fa di lui un assassino“. Niente lo permette, aggiunge“affermare un progetto di omicidio pianificato”.

“Non credo nella premeditazione” affermò con forza Me Laffont davanti alla corte. E si oppone alla perpetuità sostenuto dall’avvocato generale contro Nicolas Zepeda: “Lo sta bandendo per sempre”. Sottolineando che gli esperti non vedevano in lui il rischio di recidiva. Se Nicolas Zepeda non dice di aver ucciso Narumi, spiega, o è che non l’ha fatto, o che gli sembra “inconcepibile” averlo fatto.

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Me Laffont affronta poi le “argomentazioni” sollevate dall’avvocato generale, e gli acquisti dei suoi clienti, prova di premeditazione secondo l’accusa. Li spazza via uno per uno, con il dorso della mano. La famosa lattina di prodotto infiammabile, ad esempio, “non ne abbiamo trovato traccia da nessuna parte”. Per l’avvocato Nicolas Zepeda non ha cercato di nascondersi : paga con la carta di credito ad esempio, parte “piccoli ciottoli ovunque”. Un comportamento incompatibile, secondo lei, con il profilo di un assassino. Il suo collaboratore, Me Benedetti, ha supplicato “dubbi“che deve portare all’assoluzione dell’imputato. Ha insistito in particolare sulassenza Le tracce del DNA di Narumi nell’auto a noleggio, e di corpo.

Questa è la richiesta più difficile della mia vita: Me Laffont, l’avvocato di Nicolas Zepeda

Me Laffont prende la parola un’ultima volta. “Questa è la supplica più difficile della mia vita“dice l’avvocato, commosso, con voce quasi tremante. “Ma cosa posso dirtilei aggiunge, è che Nicolas Zepeda non merita in alcun modo quanto richiesto“(NdR: ergastolo). “Se è colpevolecontinua il difensore, non l’ha detto a nessuno. Se è innocente, tutto lo accusa, ed è l’unico a saperlo”. Il padre di Nicolas Zepeda, in prima fila in aula, gli prende la testa tra le mani. Me Laffont si conclude con una domanda rivolta ai giurati: “E se per caso fosse innocente?«Il presidente sospende l’udienza.

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Ricorsi della parte civile: Me Galley usa la parola femminicidio

Prima dell’incriminazione, lunedì mattina, sono stati gli avvocati delle parti civili, i rappresentanti delle vittime, a difendersi. Il primo a parlare, Me Galley, che difende la famiglia di Narumi. Di fronte ai singhiozzi di Nicolas Zepeda, chiama al privilegio “le caste lacrime” le vittime. Lei descrive una forma di presa di Nicolas Zepeda su Narumi Kurosakilungo tutto il loro rapporto, che si accentua dopo la loro rottura, con le condizioni che lui impone alla giovane donna.

Per la prima volta in questo processo, Me Galley usa il termine femminicidio: “Narumi non è una suicida, non è una persona scomparsa volontaria. È ancora meno un’evaporata, come voleva farci credere. È stata uccisa per mano di colui che sosteneva di amarla”.

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Questo argomento in cui l’avvocato evoca il delitto ma anche il lutto impossibile, l’assenza del corpo di Narumi, è ancora una volta difficile da ascoltare per la madre della vittima, che ha tirato fuori il ritratto della figlia. Il Sig. Galley conclude con a proverbio giapponese : “L’amore di un padre è più alto di una montagna. L’amore di una madre più profondo di un oceano”. Mostra anche gli origami (figurine di carta) che la sorella di Narumi realizza durante il processo.

Me Galley mostra uno degli origami realizzati da una delle sorelle di Narumi. © Radio Francia
Anne Fauvarque

Me Schwerdorffer, che rappresenta Arthur Del Piccolo, il fidanzato di Narumi al momento della scomparsa, insistetti per il carattere “manipolatore” secondo lui di Nicolas Zepeda : “Io stesso mi sento manipolato da Nicolas Zepeda. Organizza e gestisce l’udienza come una vittima”.

Ma se ne usciamo “clima tossico” dice l’avvocato, cosa vediamo? “Un crimine a sangue freddo” che cerca di nascondere con i suoi “bugie” e il suo “modifiche alla versione”.

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