Giustizia a La Ferté-Macé: l’omicidio del maggio 2019 commesso con “gratuità agghiacciante”, secondo l’avvocato generale

Il tribunale delibera. (©Publicateur Libre, illustrazione foto.)

mercoledì 6 aprile 2022, alle seduta D’AlençonioAstuccio Monique Leudière è stata giudicata, nell’ambito dell’a quarta ed ultima parte. Questo è un omicidio impegnato con La Ferté-Mace a maggio 2019.

L’udienza era iniziata il giorno prima. La seconda parte della mattinata e l’inizio del pomeriggio sono state dedicate alle memorie e alle requisizioni. Per più di due ore, i magistrati hanno dibattuto, la prima difendendo la defunta Monique Leudière, nota anche come ” Fenicottero“, così come la sua famiglia (parte civile), il secondo in rappresentanza della repubblica (consiglio generale), l’ultimo imputato Maxime Romain (avvocato difensore).

Parte civile

Tutto è iniziato con la supplica del parte civile.

“Se oggi sono venuti i miei clienti, ovviamente non è per addolorarsi, non c’è un tribunale per quello, è soprattutto per scoprire cosa è successo veramente, per voltare pagina”.

“Purtroppo, mentre l’indagine ha fornito una buona quantità di prove, l’imputato non ha fornito molte informazioni aggiuntive durante questo processo. Ma, al di là di tutto questo, ho un’osservazione da fare”.

“Per me la tragedia poteva essere evitata. Come mai ? Bene, per via del mandato di cattura! Maxime, infatti, era stato oggetto di un mandato di cattura già da alcuni giorni prima dei fatti. Allora perché il suddetto mandato d’arresto non è stato eseguito immediatamente? Se fosse stato così, le cose sarebbero potute andare diversamente e Madame Leudière sarebbe potuta essere ancora viva! Maxime sarebbe stato in prigione e non avrebbe potuto fare quello che ha fatto”.

“Una strana, una signorina”

«Ma ora, invece, il mandato d’arresto è stato eseguito in differita. Per me è un errore, una signorina. E se non me ne fossi dissuaso, perché ne avrebbe giovato l’imputato, avrei anche preso l’ispezione della gendarmeria nazionale. Questo è il primo punto che ho voluto condividere con la corte”.

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Nessuna compromissione del discernimento, nessuna attenuazione della responsabilità

“Il secondo punto è che non vi era alcuna alterazione nel discernimento di Maxime Romain al momento dei fatti, secondo me ei miei clienti. Penso che fosse pienamente cosciente e l’alcol non è motivo di attenuazione delle sue responsabilità, anzi”.

Quindi, secondo me e i miei clienti, l’imputato mi sembra “pienamente colpevole delle accuse”

Avvocato di parte civileTribunale di Alençon (Assise)

Consiglio Generale

Quindi interviene l’avvocato generale, rappresentante della Repubblica.

“Per me, anche se minimizza, è un omicidio. Come si può credere a un incidente quando l’imputato ha la presenza di spirito di mettere il corpo della vittima nell’armadio, per mantenere segreto il suo crimine, o quando si prende il tempo per ripulire la scena? »

“Era pronto a tutto! »

“Quando confuta, non sono bugie, per risparmiare le sue responsabilità. Quella sera era davvero pronto a tutto pur di fermare a tutti i costi la vita di Madame Leudière. Ho quindi la convinzione che l’imputato volesse volontariamente uccidere”.

“Ecco il motivo Ti chiedo di entrare nel sentiero della condanna”.

“La giustizia ha già cercato in passato di mettersi in contatto con lui, così come le strutture assistenziali. Ma niente funziona con lui. Nulla ha permesso finora di migliorare i suoi disturbi della personalità, innescando in particolare tentativi di suicidio, numerosi episodi depressivi e violenze.

Intolleranza alla frustrazione

“La cosa principale ora è fare in modo che tutto ciò non accada di nuovo, che non generi nuovi disordini nella società. Deve fare un lavoro psichico, sul suo frustrazione intolleranzale sue ferite narcisistiche”.

“Di fronte ai crimini più efferati si può pronunciare la condanna a 30 anni di reclusione penale. Qui abbiamo un crimine efferato, un omicidio deliberato, commesso con senza refrigerio contro una persona innocua. Questo fatto è legato a un passato criminale e alcolizzato, all’assenza di interrogatorio”.

Cose buone da considerare

“Alcuni elementi entrano ancora nella sua difesa e dobbiamo tenerne conto. Maxime ha lavorato, ha anche fatto progressi dopo la sua detenzione.

Per questo, tenendo conto di tutti questi elementi, chiedo 25 anni di reclusione, con un periodo di sicurezza di due terzi della pena, chiedo un seguito socio-giudiziario.

Consiglio GeneraleTribunale di Alençon (Assise)

“Chiedo anche il divieto di possesso di un’arma, la confisca dei sigilli. Infine, chiedo un’ingiunzione a curacon follow-up dei medici per 10 anni dalla sentenza, sapendo che se tale condizione non viene rispettata, in caso di inosservanza, possono essere aggiunti altri 5 anni”.

L’avvocato difensore (difesa di Maxime Romain)

Infine, tocca al difensore, che difende Maxime Romain, a parlare.

“Non è solo un mostro”

“Non possiamo limitarci a pensare che Maxime Romain sia solo un mostro, un mostro che ha tolto la vita a una donna indifesa”.

“Secondo me questi fatti sono da paragonare ad a morte involontariain preda al panico. Inoltre, non ricorda il suo gesto, anche questo va tenuto in considerazione”.

“Non aiutato dai gendarmi”

“Vorrei anche tornare sul comportamento dei gendarmi. Dopo la festa del signor L. (poi quella del signor F.), i gendarmi si accontentarono di portarlo a casa. Non facciamo nient’altro per fermare o isolare Maxime, con un alto livello di alcol nel sangue, o anche questo potabilequando la situazione è favorevole a generare altri fatti. Questo comportamento inappropriato dei gendarmi perché conoscevano Maxime mi fa arrabbiare. Se buona parte della responsabilità spetta a Maxime, trovo che, lo stesso, non siamo molto ben aiutati”.

“Si dice anche che sia a crimine a sangue freddocon il desiderio di tenerlo segreto. Tuttavia, per me, è falso, perché ha dimenticato la bottiglia di Palermoche portava le sue impronte. Penso che siamo più su a furibondoqualcosa che è successo molto rapidamente, ma non è stato voluto.

“La vita non è così rosa”

«L’imputato non ha avuto una vita così rosea, con suo padre, che inizialmente non gli interessava, i suoi studi che gli rifiuta, ma anche questa fidanzata di Laval, che lo prendeva in giro. Per tutti questi motivi, penso che, mentre Maxime stava iniziando a salire il pendio, dobbiamo continuare a riportarlo in vita. »

Chiedo quindi di ridurre la sanzione richiesta, e di restituire gli oggetti sequestrati dalla requisizione, questo affinché Maxime Romain li recuperi, e possa continuare a reintegrarsi.

Avvocato difensoreCorte di Alençon

Hai una convinzione intima?

Finiti questi tre interventi, i dibattiti erano chiusi. Il tribunale sta attualmente deliberando per stabilire la sentenza di Maxime Romain. L’obiettivo dei giurati e dei magistrati sarà il rispetto dei loro doveri, secondo articolo 353 del codice di procedura penale. Lo ha letto il presidente del tribunale, poco prima dell’inizio dei lavori:

«La legge non impone ai giudici di rendere conto dei mezzi con cui si sono convinti, non prescrive loro regole da cui devono far dipendere particolarmente la pienezza e la sufficienza della prova; impone loro di interrogarsi, anche nel silenzio e raccoglimento e cercare, nella sincerità della loro coscienza, quale impressione hanno prodotto sulla loro ragione le prove portate contro l’imputato e i mezzi della sua difesa. Domanda, che contiene tutta la misura dei loro doveri: Hai un’intima convinzione?

353Codice di procedura penale

La sentenza sarà nota a fine giornata a partire dalle 17:30.

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