Covid: atrofia cerebrale, rischio ictus… questi effetti a lungo termine, anche dopo una forma lieve

Gli ultimi studi effettuati evidenziano le potenziali sequele a lungo termine dopo un’infezione da Covid, indipendentemente dal fatto che tu abbia avuto una forma grave o lieve della malattia. Questi devono ancora essere affinati ma comunque avvertono: il coronavirus non è privo di conseguenze per la nostra salute.

A distanza di due anni, il Covid presenta ancora tanti misteri. Mentre le elezioni presidenziali e la guerra in Ucraina hanno avuto la precedenza sul resto delle notizie, la pandemia di coronavirus non è scomparsa. Infatti, questa domenica, 10 aprile, Public Health France ha riportato un aumento dei ricoveri, 401 nuovi ricoveri più esattamente nelle ultime 24 ore o 1.598 nuovi ricoveri al giorno in media negli ultimi 7 giorni. Sappiamo che le contaminazioni persistono, ma cosa sappiamo degli effetti a lungo termine del virus dopo un’infezione?

Aumento del rischio di patologie dopo l’infezione

Diversi studi recenti hanno rilevato che adopo un’infezione aumenta il rischio di altre patologieanche per chi non presenta un fattore di rischio, non sviluppa una forma grave e non risente del lungo Covid, ricorda franceinfo.

Nell’aprile 2021 tre ricercatori dell’Università di Saint-Louis (Stati Uniti) hanno condotto uno studio, pubblicato dalla rivista Natura. Quest’ultimo identificato una serie di problemi di salute che colpivano più frequentemente le persone che avevano il Covid-19. I ricercatori lo hanno scoperto le persone infette, ricoverate o meno, avevano più problemi respiratori e ha anche sofferto di più “disturbi del sistema nervoso e neurocognitivo, della salute mentale, del metabolismo, cardiovascolare, gastrointestinale, malessere, affaticamento, dolore muscoloscheletrico e anemia” rispetto alle persone con un profilo simile che non sono mai risultate positive.

Pubblicato il 18 agosto, un altro studio di ricercatori britannici ha già mostrato che in alcuni pazienti con Covid-19, a atrofia della materia grigia del cervello è osservato. E i risultati di questo studio sono gli stessi nelle persone ricoverate in ospedale con forme gravi come nelle persone che hanno mostrato pochi sintomi. Risultati simili allo studio condotto nell’aprile 2021. Questa atrofia si osserva solitamente durante l’invecchiamento, come evidenziato LCI.

Sempre nell’ottobre 2021 uno studio indicava che le persone che avevano contratto il Covid l’avrebbero fatto problemi di memoria e concentrazione mesi dopo la loro infezione.

Problemi cardiaci più comuni

Uno studio sui rischi cardiovascolari ha portato alla luce a maggior rischio di ictus nelle persone che risultano positive al coronavirus (ne sono stati osservati più di 150.000). Tale rischio è infatti moltiplicato per 1,52 nell’anno successivo all’infezione, il rischio di embolia polmonare per 2,93, quello di sindrome coronarica acuta per 1,72.

I pazienti guariti dal Covid-19 hanno anche un rischio maggiore di sviluppare patologie renali, secondo uno studio dello stesso team americano, pubblicato a novembre sul Giornale della Società americana di nefrologia. I dati puntano in particolare ad a rischio di malattia renale allo stadio terminale moltiplicato per tre negli ex pazienti Covid-19 (e per 2,15 in quelli non ricoverati), dettagli franceinfo.

Rischi di demenza, diabete…

Gli autori di un articolo pubblicato dalla rivista Scienza a gennaio, si noti che il danno osservato in alcuni pazienti “solleva la possibilità che l’infezione può accelerare o innescare il futuro sviluppo di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson.

Un ultimo studio di questi dati, pubblicato il 21 marzo in La lancettaNota che le persone guarite dal Covid-19 hanno maggiori probabilità (+40%) di sviluppare il diabete di tipo 2 l’anno successivo.

Infine, uno studio dal titolo “Cosa scatena il COVID grave? Le cellule immunitarie infette contengono indizi“, pubblicato sulla rivista Natura questo mercoledì 6 aprile dimostra come il coronavirus infetta le cellule immunitarie e provoca a massiccia risposta infiammatoria del corpo.

L’infettivologo Olivier Robineau, invece, fa i capricci con i nostri colleghi di franceinfo: studi recenti mostrano “un indiscutibile aumento del rischio” di alcune patologie per i pazienti con Covid-19, “ma su eventi che restano rari”.

Sottolinea inoltre che altri elementi, come il tabacco e la dieta, sono fattori di rischio da non trascurare.

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