come si avvicina all’udienza l’avvocato della madre di Maëlys

Fabien Rajon ha difeso, fin dall’inizio del caso, gli interessi della famiglia di Maëlys, 8 anni e mezzo all’epoca dei fatti, rapita durante una festa di matrimonio a Pont-de-Beauvoisin e uccisa da Nordahl Lelandais. Dopo il divorzio dei genitori di Maëlys, il padre della bambina ha preso un altro avvocato, ma resta lui il difensore della famiglia materna della ragazza in senso lato, la madre, quindi, Jennifer, la zia, i nonni, la sorella maggiore di Maëlys. Il maestro Fabien Rajon si confidò prima del processo di Grenoble.

“Non ci aspettiamo molto dalle parole di Nordahl Lelandais” – Fabien Rajon, avvocato della famiglia materna di Maëlys

Come ti sei preparato per questa udienza della maratona di tre settimane ad alta tensione?

Il file contiene 23.000 pagine. In studio ho mobilitato un avvocato a tempo pieno e un giurista ormai da diversi mesi e saremo pronti per iniziare le Assise lunedì 31 gennaio mattina. La pressione c’è, è innegabile. Ma, in realtà, è più consecutivo alla straordinaria copertura mediatica del caso che al caso penale stesso, perché ci sto lavorando da settembre 2017, data in cui i parenti di Maëlys mi hanno affidato la difesa dei loro interessi . .

In che stato d’animo sono i tuoi clienti, e in particolare la madre di Maëlys?

Ci scambiamo molto con la famiglia di Maëlys e in particolare con Jennifer, sua madre. Credo di potervi dire che è pronta ad affrontare questa Assise, pur essendo perfettamente lucida sul fatto che questa è prima di tutto una terribile prova per lei. Cerco di dire la verità ai miei cari e alla famiglia, senza deviazioni. Le Assise sono una prova. Preferirei che non riponessero grandi speranze in questa causaassicurandoci, da parte mia e della mia squadra, di prepararci nelle migliori condizioni per affrontare questa battaglia legale e di essere all’altezza della fiducia che hanno riposto in me chiedendomi di essere il loro avvocato.

Cosa si aspetta esattamente da questo pubblico? Spera di conoscere la verità?

I parenti non si aspettano molto dalla parola di Lelandais. So che in teoria tutto può succedere e un’udienza può cambiare, soprattutto alle assise, ma la famiglia non dà molto credito alla parola degli imputati e sono consapevoli che i progressi verso la verità, li dobbiamo anzitutto all’eccezionale lavoro degli inquirenti. Penso in particolare ai gendarmi del National Gendarmerie Research Institute (IRCGN). Senza di loro, forse non avremmo trovato il corpo della ragazza da qualche parte nelle montagne della Certosa.

Il volto di Maëlys è ancora presente davanti alla sala polivalente di Pont de Beauvoisin dove si svolse il dramma © Radio Francia
Veronica Pueyo

Hai già affrontato l’imputato durante le indagini, quale sarà il tuo atteggiamento nei suoi confronti?

Sì, ho avuto modo di incontrarlo più volte durante il procedimento, nell’ufficio dei gip, durante la ricostruzione penale o davanti alla camera investigativa. Vedremo quando arriverà il momento durante l’udienza.

Maëlys sarà presente nonostante tutto nella mente di tutti, anche se si tratta del processo al suo assassino?

Sì. In diritto, è il processo Lelandais e, secondo il codice di procedura penale, sarà giudicato sui fatti e sulla sua personalità. Il processo penale è fatto in modo tale da contrapporre un imputato al pubblico ministero, spetta alla parte civile venire ad aderirvi. Ma penso che al di là delle mere regole procedurali, ci prenderemo il tempo per rievocare il ricordo di questa bambina, strappata alla vita questa sera di fine estate 2017. Sarà l’ultima delle cose che possiamo fare per lei, per la sua memoria e per tutti i suoi cari.

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