Chi sono i tre avvocati generali che porteranno la voce dell’accusa?

Sono tre. Hanno 39, 42 e 48 anni. Porteranno l’accusa a nome della società francese durante gli otto mesi di questo processo. Nicolas Braconnay, Nicolas Le Bris e Camille Hennetier sono i tre procuratori generali in questo processo. Hanno deciso di tornare al loro viaggio per la Francia Inter.

È in questa sala, costruita per l’occasione all’interno del Tribunale di Parigi, sull’Ile de la Cité, che dall’8 settembre si terrà il processo © AFP / Thomas Samson

Li incontriamo all’inizio dell’estate, al 29° piano della corte di Parigi. Fianco a fianco, di fronte ai giornalisti, fanno pensare a tre astronauti pronti a partire per una missione al tempo stesso storica, affascinante e terrificante. Così scopriamo coloro che porteranno la voce dell’accusa per un processo eccezionale : quello degli attentati del 13 novembre 2015 che hanno provocato 130 morti e centinaia di feriti a Parigi e Saint-Denis. L’udienza si aprirà l’8 settembre.

compagne di classe

Nicolas Braconnay, Nicolas Le Bris e Camille Hennetier si conoscevano già nel mondo. Quello prima degli attacchi seriali islamisti che hanno colpito la Francia. I due Nicolas – nome comune all’interno della procura nazionale antiterrorista, senza dubbio un affare generazionale – si sono incontrati alla scuola nazionale per la magistratura (ENM). Stessa promozione, “anche se non ci vedevamo molto”.

Conoscevano Camille Hennetier in C1, la sezione antiterrorismo della procura di Parigiin un’epoca in cui gli affari terroristici sono essenzialmente corsi e baschi. Solo il caso Merah, nel 2012, è stato un’eccezione. “Avevamo sette anni”, ricorda Nicolas Le Bris. “Era davvero una sezione molto piccola”. Arriva poi da un’altra sezione della procura di Parigi, chiamata P12, quella responsabile del dovere penale, di cui si occupa da tre anni. Prima di allora, ha arbitrato a Rennes come sostituto piazzato, vale a dire responsabile di garantire sostituzioni e rinforzi secondo necessità. Camille Hennetier, rientrata da un distaccamento all’ENM, addetta alla formazione continua dei magistrati, dopo aver iniziato come gip ad Aurillac, poi presso le procure di Bobigny e Parigi, al fianco di François Molins.

2015, l’altalena

E poi inizia l’anno 2015, punto di svolta in un altro ambiente professionale. Gli attacchi del 7, 8 e 9 gennaio 2015 a Charlie Hebdo, Montrouge e Hypercacher Prima di tutto. “C’è stato un momento di stupore e terrore, ma è anche qualcosa che sapevamo sarebbe successo.”, ricorda Camille Hennetier che prese poi la guida della sezione antiterrorismo. “E poi non si fermerà. Ogni mese succede qualcosa in Francia o all’estero legato all’Islam radicale”.

Fino a venerdì 13 novembre 2015. Quella sera Nicolas Le Bris era in servizio. Lui ricorda :

L’accusa Bobigny mi informa di esplosioni allo Stade de France con un corpo tagliato in due.

Sul posto va il magistrato, che ha ancora pochissime informazioni. Ma molto velocemente si parla anche di sparatorie a Parigi. Camille Hennetier trova quindi il pubblico ministero François Molins davanti alla terrazza del Petit Cambodge, bersaglio dei terroristi. “Da lì ci dirigiamo verso il Bataclan, perché apprendiamo che è in corso una presa di ostaggi. E passeremo la notte lì. A questo punto mi sembra di avere il pilota automatico”.

In tribunale, sull’Ile de la Cité, viene allestita l’unità di crisi della procura di Parigi. “Siamo obbligati a essere immediatamente nell’efficienza e nella compostezza che ci si aspetta da noi. Non abbiamo tempo per pensare al dolore che abbiamo visto”, afferma Nicolas Le Bris. Il suo collega Nicolas Braconnay non può, tuttavia, mettere da parte questa sofferenza. Ha lavorato in quel momento in un’altra sezione della procura di Parigi, ma è stato chiamato ad aiutare le famiglie delle vittime presso la Scuola Militare.

Ho ricordi molto specifici delle persone che ho ricevuto. E sfortunatamente, avevamo solo informazioni parziali da fornire loro. Non è un ruolo a cui siamo abituati ed è stato il mio primo contatto con la pratica.

I giorni seguenti,lavoriamo insieme quasi 24 ore al giorno”, ricorda Nicolas Le Bris. “Non tocchiamo terra”, aggiunge Camille Hennetier. E poi, una volta che il caso è stato consegnato agli inquirenti, «la tensione si allenta un po’ e lì abbiamo le immagini che ritornano“, continua il magistrato. “È allora che finalmente ci rendiamo conto dell’orrore della situazione.”, aggiunge il suo collega Nicolas Le Bris.

Soprattutto perché il file non lo lascerà mai. “Abbiamo convenuto che si tratta di una pratica da seguire quotidianamente, altrimenti non sarebbe più recuperabile.”. È così che ci ha dedicato circa la metà del suo tempo fino al 2018, tutto da allora.

È da capogiro. Ci penso tutto il tempo. Anche quando non lavoro.

Camille Hennetier continua il suo lavoro come caposezione. E segue “gli aspetti salienti” del presente comunicato: “Partecipo alle udienze con le vittime, seguo gli orientamenti strategici, sono stato ascoltato dalla commissione parlamentare d’inchiesta”.

“Vedo questo processo come una parentesi nella mia vita personale”

Nell’estate del 2019, concluse le indagini dei gip, il lavoro consiste per la Procura antiterrorismo nella redazione dell’atto d’accusa finale, un documento di 560 pagine che definisce la posizione dell’accusa, per ciascuna delle persone coinvolte . Fu allora che Nicolas Braconnay si unì al team “V13” – per “venerdì 13” novembre.

Questo ex pubblico ministero di Nanterre, ma anche gip di Bobigny, era entrato a far parte della sezione antiterrorismo nel 2016».Il nostro trinomio è stato disegnato nella prospettiva del pubblico“, lui spiega. Un pubblico che vedono avvicinarsi non senza ansia. Perché se c’èil desiderio di chiudere il cerchio” per il collega Nicolas Le Bris, in servizio il 13 novembre 2015, c’è anche una certa apprensione per l’intensità di tale audizione: “So che sarà molto lungo, molto intenso. Sarà un vero tunnel. Lo vedo come una parentesi nella mia vita personale.”

La forza del trio

Sotto la protezione della polizia per tutta la durata dell’udienza, se lo desiderano, potranno beneficiare di un sostegno psicologico. Di fronte all’orrore dei fatti giudicati, al dolore delle vittime, “non impedirti di provare emozioni», analizza Camille Hennetier. “Devi solo gestirli. E mi piacerebbe che assomigliasse il più possibile a un pubblico normale”. Con, dice Nicolas Braconnay, un equilibrio da trovare tra “il consueto processo per gli imputati e il tempo per le vittime e la società per capire cosa è successo”.

Per questo, credono molto nel loro trio. “Abbiamo scelto di lavorare insieme perché ci conosciamo bene”, spiega Camille Hennetier. “Abbiamo la stessa concezione della nostra professione, di quale sia il ruolo del pubblico ministero, abbiamo la stessa visione del fascicolo”. È il primo ad avere tre avvocati generali in udienza. Data l’entità del caso, era anche una necessità, dicono in coro.

Si possono trovare tutti i nostri articoli sul processo degli attentati del 13 novembre 2015 qua.

Leave a Comment