Al processo degli attentati del 13 novembre, polemica collettiva senza precedenti degli avvocati per le vittime ei loro parenti

“Come, in pochi minuti ciascuno, avremmo voluto esprimere l’infinita diversità delle vittime e, allo stesso tempo, sottolineare i legami che le uniscono? Come avremmo parlato, in pochi minuti ciascuno, dei nostri clienti, ma anche di ciò che, attraverso di loro, veniva preso di mira dai terroristi? Ci sembrava impossibile. »

Le memorie degli avvocati delle parti civili sono iniziate lunedì 23 maggio, avvio del processo casalingo degli attentati del 13 novembre che dovrebbe sfociare in una sentenza il 29 giugno, e come sottolineato da M.e Frédérique Giffard in un’osservazione introduttiva, con circa 330 avvocati che rappresentano più di 2.500 parti civili, la difesa come al solito non era un’opzione. Qualcosa doveva essere inventato.

Diverse dozzine di avvocati hanno accettato di non dichiararsi, gli altri hanno lavorato su un tema

Quasi la metà degli avvocati che rappresentano i due terzi delle parti civili ha quindi concordato “una forma senza precedenti” : un argomento collettivo non incentrato sui loro clienti, ma sui grandi temi sollevati in udienza – radicalizzazione, violenza dei fatti, lesioni fisiche, stress post-traumatico, lutto, resilienza, forza del processo, ecc. Diverse decine di avvocati hanno acconsentito a non perorare, gli altri hanno lavorato su un tema, nessuno resta al timone per più di venti minuti.

“La nostra speranza è che ciascuna delle parti civili si trovi nell’una o nell’altra di queste memorie, che lì si senta accolta, con altri compagni di sventura, e che quest’ultima sosta prima della fine del processo la aiuti a uscirne sentendosi un po’ meno solo”ha spiegato M.e Giffard, avvertimento: “Come spesso le prime volte, non sarà perfetto. »

Non lo è, infatti. Durante i primi tre giorni di questa memoria corale, la lodevole intenzione di allontanarsi è spesso scomparsa dietro un’attuazione laboriosa, a volte imbarazzante, che solleva interrogativi su cosa dovrebbe o può essere la memoria di un avvocato di parte civile.

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Ridondanza e scatole difettose

I procuratori generali della Procura nazionale antiterrorismo (PNAT) chiederanno, a giugno, la condanna degli imputati che ritengono colpevoli e diranno su quali elementi, secondo loro, si fonda questa colpevolezza. Gli avvocati difensori cercheranno quindi di attenuare la responsabilità o addirittura di dimostrare l’innocenza del loro cliente davanti al tribunale. Ma cosa può invocare un avvocato di parte civile in un simile processo? Alle assise “classiche”, la sua supplica è generalmente l’occasione per rendere un ultimo omaggio alla vittima o per descrivere le sofferenze dei suoi parenti. Ma in questo enorme processo, dove è stato fatto con tanta forza, e anzi quattrocento volte che una, dai sopravvissuti e dai parenti delle vittime?

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