A quali condizioni si può esercitare l’attività di procuratore sportivo? Eurojuris.fr

Pubblicato su :
21/10/2021
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Le 14 octobre 2021, la Cour d’appel de Paris s’est prononcée sur la validité d’une modification apportée par l’Ordre des avocats du Barreau de Paris à son règlement intérieur concernant l’Avocat mandataire sportif.

La Corte d’Appello ha ritenuto che tali modifiche non fossero conformi alla legge e al Regolamento nazionale di procedura della professione forense (RIN).

Alcuni commentatori hanno accennato alla fine del procuratore sportivo… è davvero così?

Risposte con Pierre LAUGERY e Amandine DIERS.

La sentenza della Corte d’Appello di PARIGI il 14 ottobre[1], lungi dal mettere fine all’Avvocato Avvocato dello Sport, d’altra parte lo rimanda ad una rigorosa applicazione della legge.

Questo intervento del Giudice nella ripartizione delle missioni tra Avvocato Sportivo Avvocato e Agente Sportivo permette di vedere più chiaramente il ruolo di ciascuno o è il primo atto di una battaglia legale e commerciale tra le due professioni?

Ai sensi dell’articolo L. 222-7 del Codice dello Sport, solo gli Agenti sportivi abilitati dalla federazione delegata (FFF, FFR, ecc.) possono collegare sportivi e società al fine di concludere un contratto relativo all’esercizio retribuito di un’attività sportiva.

Una legge del 28 marzo 2011 ha modificato la legge 31 dicembre 1971, disciplinando in particolare la professione di avvocato, aggiungendo un articolo 6 ter:

“Gli avvocati possono, nell’ambito della disciplina loro specifica, rappresentare, in qualità di procuratore, uno dei soggetti interessati alla conclusione di uno dei contratti di cui all’articolo L. 222-7, primo comma, del Codice dello Sport” .

Questo specifico mandato che può, dal 2011, essere affidato all’Avvocato da un atleta o da una società non consente tuttavia all’Avvocato di derogare alle proprie regole professionali ed etiche, tra cui il divieto di esercitare un’attività di natura prevalentemente commerciale o l’obbligo di essere remunerato solo dal suo cliente.

Pertanto, le regole professionali degli avvocati possono costituire un vero ostacolo allo sviluppo di l’attività dell’Avvocato Agente Sportivo che non può quindi mettere in contatto un atleta con una società e che non può, come la maggior parte degli Agenti Sportivi nell’ambito di accordi tripartiti, essere remunerato direttamente dalla società per mandato conferito dal calciatore, anche con l’accordo di quest’ultimo.

D’altra parte, gli Avvocati, proprio per le loro regole professionali ed etiche, presentano importanti garanzie ai propri clienti, atleti o società, nell’ambito del mandato loro affidato.

Ciò premesso, nel tentativo di avvicinare l’attività di Avvocato dello Sport a quella di Agente sportivo, l’Ordine degli Avvocati di PARIGI, con delibera del 2 giugno 2020, ha aggiunto al proprio regolamento interno un articolo P.6.3.0.3 che prevedeva :

  • La possibilità per l’Avvocato agente sportivo di “riunire, contro compenso, le parti interessate a concludere un contratto” relativo all’esercizio remunerato di un’attività sportiva.
  • La possibilità per un atleta di dare mandato alla società con la quale ha stipulato un contratto “per pagare in suo nome e per suo conto all’avvocato, gli onorari corrispondenti alla sua missione”.

Avverso tale delibera il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di PARIGI ha proposto ricorso di annullamento, ricorso a sostegno del quale la FFF, la FFR, la CNOSF e la UASF (Union des Agents Football Athletes).

È in questo contesto che, ai sensi della sentenza del 14 ottobre 2021, la Corte d’Appello di PARIGI ha annullato l’articolo P. 6.3.0.3 del Regolamento Interno dell’Ordine degli Avvocati di PARIGI a causa dei 2 punti in discussione:

Sulla questione del collegamento, la Corte motiva in più fasi:

  • In primo luogo, qualifica come intermediario l’attività di messa in contatto tra un atleta e una società in vista della conclusione di un contratto relativo all’esercizio retribuito di un’attività sportiva. Aggiunge che l’intermediazione è un’attività “di natura commerciale”.
  • Ricorda poi che l’attività commerciale, compresa quella di intermediazione, è vietata agli Avvocati, anche nell’ambito di un mandato sportivo, in quanto attività non accessoria ma principale.
  • Continua la sua analisi, senza davvero dimostrarlo, che “il collegamento tra giocatori e club è una missione principale”.
  • Ne deduce che gli Avvocati non possono collegare atleti e società quando si tratta necessariamente di un’attività di intermediazione, di natura commerciale, costituente una missione principale e non semplicemente accessoria.

Sulla questione del risarcimentopiù diretta la Corte, accontentandosi di ricordare che la legge 31 dicembre 1971 prevede espressamente nel suo articolo 10 modificato dalla legge 28 marzo 2011 che l’Avvocato, anche se agente sportivo, può essere remunerato solo con suo cliente. La Corte precisa che il mandato che verrebbe conferito dallo sportivo, cliente dell’Avvocato, alla società, non cliente dell’Avvocato, di pagare gli onorari del suo Avvocato violerebbe la legge in quanto sarebbe fonte di conflitto di ‘interesse.

L’analisi della Corte d’Appello appare discutibile, in particolare in quanto ritiene che l’attività di contatto sarebbe necessariamente l’attività principale, senza però spiegare in che modo, e in quanto ritiene che il pagamento da parte del club del compenso dovuto a l’Avvocato da parte dell’atleta sarebbe necessariamente fonte di conflitto di interessi e quindi contrario alla legge, senza spiegare ulteriormente perché e come.

Possiamo tuttavia vedere che ha cercato di mantenere il fragile e forse illusorio equilibrio tra due professioni in un mercato sempre più teso, in particolare con la crisi sanitaria ed economica.

Stando così le cose, lungi dal mettere fine all’Avvocato Agente Sportivo come si può leggere qua e là, questa decisione organizza semplicemente uno status quo rivedendo ciascuno degli attori nei loro ruoli e missioni: agli Agenti Sportivi la missione di intermediazione per il collegamento di sportivi/società, ad avvocati sportivi il mandato di rappresentanza per la negoziazione e conclusione del contratto.

Pertanto, è la complementarità degli attori al servizio degli atleti e dei club ad essere favorita dalla Corte.

Tuttavia, si pone la questione della portata di questa sentenza.

Infatti, se gli avvocati rappresentanti dello sport sono privati ​​della possibilità di collegare sportivi e società in quanto attività di intermediazione loro vietata, si deve intendere dalla sentenza resa, che la missione degli agenti sportivi deve essere limitata a mettere in contatto sportivi e società, escludendo ogni missione di negoziazione e conclusione di contratti, attività legale per natura, che può essere principale solo se seguiamo l’analisi del Tribunale, e quindi riservata ai professionisti del diritto.

Non è certo che la partita sia finita, a meno che l’arbitro legislatore non intervenga a segnalare la fine della partita.

Questo articolo coinvolge solo i suoi autori.


[1] Corte d’Appello di Parigi – Pole 04 cap. 13, 14 ottobre 2021 / n. 20/11621

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